Dr Stefano Buiatti, Docente di Tecnologia della Birra,
Dipartimento di Scienze degli Alimenti – Università di Udine
SOMMARIO
CENNI STORICI SULLA COLTIVAZIONE DEL LUPPOLO
….MA QUALI SONO LE ORIGINI DEL LUPPOLO ? L’origine è in realtà incerta ma si ipotizza che le prime specie di luppolo siano apparse in Asia e che da lì si siano diffuse in direzione est verso il nord-America e ovest verso l’Europa. Polline di luppolo è stato scoperto in alcuni siti archeologici in Inghilterra risalenti al 3000 A.C.
LA COLTIVAZIONE DEL LUPPOLO NEL MONDO La coltivazione del luppolo è diffusa in quasi tutti i paesi produttori di birra compresi tra il 35° e il 55° parallelo, sia a nord che a sud dell’equatore. I principali paesi produttori al mondo sono (raccolto 2000) (tonnellate x 1000):
UNITA’ DI MISURA DEL LUPPOLO Spesso i volumi di produzione vengono indicati in zentners, unità di misura utilizzata esclusivamente per il luppolo 1 ZENTNER (Zr) = 50 KG 20 ZENTNERS = 1 TONNELLATA
COLTIVAZIONE DEL LUPPOLO IN EUROPA
E in Italia ?
LA COLTIVAZIONE DEL LUPPOLO IN ITALIA La prima esperienza di coltivazione di luppolo nel nostro paese risale al 1876 e fu effettuata a Marano sul Panaro in provincia di Modena nella tenuta del Marchese Montecuccoli. I risultati furono più che incoraggianti e il prodotto ottenne un pubblico riconoscimento da numerosi fabbricanti di birra, italiani e stranieri e una menzione onorevole all’esposizione internazionale di Hagenau, nell’Alsazia. Per la coltivazione vennero usate varietà provenienti dalla Stiria e dalla Boemia. Altri esperimenti furono condotti nel 1908 dal Conte Faina nei pressi di Orvieto, nel 1914 nei pressi di Feltre dai F.lli Luciani, nel 1927 a Piegari (PG) dal Comm. Moretti e nel 1959 nel Bresciano dall’Ing. Dandoni. Le più recenti sperimentazioni sono state condotte nel quinquennio 1984/89 con il finanziamento del Ministero dell’Agricoltura e dell’Assobirra. Per valutare la risposta della coltura alle diverse condizioni pedoclimatiche la sperimentazione è stata condotta in località diverse del territorio italiano (Rovigo, Anzola, Osimo, Battipaglia, Palmanova). Queste sperimentazioni hanno confermato le buone possibilità agronomiche e pedoclimatiche di coltivare il luppolo in Italia. …la invasione straniera, fra le calamità recate in Italia, introdusse anche l’uso di quella bevanda degna solo di popoli e contrade reiette da Bacco, chiamata birra. Ma la natura, quasi prevedendo che avremmo per grato quanto i nostri padri in questa terra vinifera sempre spregiarono, ci donò spontaneo il luppolo: il quale così florido cresce in terreni leggeri da molestare alberi e frutici cui giunge ad avvolgere colle sue spire. E perciò il coltivarlo ci esimerebbe almeno da gravissimo annuo tributo pagato all’estero per acquistarne i coni o squame, onde l’amaro sapore e l’odore aromatico dato alla birra… Berti-Pichat, agronomo bolognese, 1866.
LA BOTANICA DEL LUPPOLO Il luppolo (Humulus lupulus L.) appartiene alla famiglia delle Cannabinaceae che comprende, oltre al genere Humulus, anche il genere Cannabis con le due specie C. sativa e C. indica (rispettivamente canapa e marijuana). Il luppolo non contiene sostanze allucinogene (Tetraidrocannabinolo, THC) ! Il genere Humulus comprende altre specie (americanus, japonicus) di nessun interesse pratico ma solo ornamentale
BIOLOGIA DELLA PIANTA DI LUPPOLO Il luppolo è una pianta dioica (piante maschili e femminili) e, per la produzione della birra, si utilizzano solo le infiorescenze femminili (coni del luppolo) chiamati strobili Nel corso della maturazione, nella parte inferiore delle bratteole si formano, secrete da speciali ghiandole, particelle resinose di colore giallo costituenti la cosiddetta luppolina contenente i principi attivi utilizzati per la produzione della birra le piante femminili contengono abbondante luppolina mentre le piante maschili ne sono molto povere
MORFOLOGIA DEL CONO DI LUPPOLO (da Zymurgy,1997)
SEZIONE DEL CONO DI LUPPOLO (da Zymurgy, 1997)
VARIETA’ PIU’ DIFFUSE DI LUPPOLO
LA COLTIVAZIONE DEL LUPPOLO Il luppolo è una pianta erbacea perenne e rampicante e quindi per la coltivazione necessita di strutture di sostegno I suoli devono essere preferibilmente a reazione neutra, profondi e permeabili, leggeri o a medio impasto Il sistema radicale è molto sviluppato per consentire un rapido assorbimento di acqua. La pianta ha una elevata richiesta idrica durante il periodo estivo Dalla cosiddetta ceppaia (organo sotterraneo perenne) si originano numerosi getti annuali che necessitano di un sostegno I germogli crescono inizialmente verticalmente per poi avvolgersi a spirale (in senso orario) sul tutore
ESSICCAMENTO DEL LUPPOLO Subito dopo la raccolta il luppolo viene conferito all’essiccatoio dove l’umidità viene ridotta dall’80% a circa l’8-12% La temperatura di essiccamento non deve superare i 50°C-60°C al fine di evitare alterazioni dei principi attivi del luppolo L’impiego di anidride solforosa, utilizzata durante l’essiccamento per conservare meglio il prodotto e il colore, è meno frequentemente effettuato rispetto al passato Al termine dell’essiccamento il luppolo viene pressato e confezionato in grossi sacchi
CARATTERISTICHE “OAST HOUSES” NEL KENT (GB)
SCHEMA DI UNA “OAST HOUSE” INGLESE
LUPPOLO: CON O SENZA SEMI?
Il luppolo fecondato (e quindi con semi) è generalmente coltivato solo in Gran Bretagna. Il cono diventa più grande in seguito all’allungamento e ingrossamento del rachide
Deve contenere <2% di semi (<4.2%negli USA) Rese più basse (fino al 20-25%) rispetto al luppolo fecondato Maggior contenuto in alfa-acidi e minor contenuto di acidi grassi
IL LUPPOLO E LA BIRRA
CARATTERISTICHE COMPOSITIVE DEL LUPPOLO
I COSTITUENTI PIU’ IMPORTANTI NELLA PRODUZIONE DELLA BIRRA SONO…..
GLI ALFA-ACIDI
ISOMERIZZAZIONE DEGLI ALFA-ACIDI E’ una reazione fondamentale che trasforma gli alfa-acidi (poco amari e scarsamente solubili) in iso-alfa-acidi (molto più solubili e responsabili del sapore amaro della birra) Da un punto di vista chimico l’isomerizzazione è un “riarrangiamento” della molecola che ne modifica la struttura chimica spostando gli atomi e creando nuovi legami La reazione di isomerizzazione è favorita dal:
PROPRIETA’ DEGLI ISO-ALFA-ACIDI Hanno un forte sapore amaro e una bassa soglia di percezione (6 mg/L) Hanno proprietà antisettiche (conservanti) in particolare contro i batteri Gram positivi Stabilizzano la schiuma della birra
OLII ESSENZIALI DEL LUPPOLO Gli olii del luppolo rappresentano lo 0.5-3% del peso dei coni essiccati e sono caratterizzati per la maggior parte da elevata volatilità Sono stati individuati circa 300 diversi composti suddivisibili in una frazione apolare (idrocarburi, circa il 40-80%) e una polare costituita da idrocarburi ossigenati e contenenti zolfo La frazione idrocarburica consiste principalmente di mircene (monoterpenico), cariofillene, umulene e in certi casi anche farnesene (sesquiterpenici) Molto importanti sono anche alcoli quali il linalolo e il geraniolo (note floreali). Molti esteri sono responsabili delle note fruttate (es. isobutirrati)
FATTORI CHE CONDIZIONANO LA RESA DEL LUPPOLO
Solo una parte degli alfa-acidi aggiunti in cottura viene trasformato in iso-alfa-acidi. La resa viene ulteriormente diminuita da fenomeni di precipitazione durante la cottura e di assorbimento sulle pareti cellulari dei lieviti. La resa % viene così calcolata: quantità di iso-alfa-acidi presenti nella birra quantità di alfa-acidi aggiunti in cottura
RESA DEL LUPPOLO (da “Using Hops”, M. Garetz, 1997)
Le rese percentuali sono sempre piuttosto basse e si può andare da un 15% per il luppolo in fiore sino a un massimo del 35-40% per i luppolo in pellets Esempio: impiego di 200 g di luppolo con il 5% di alfa-acidi in 100 litri di mosto: 0.05 x 200 = 10 g/hl (100 mg/L) di alfa-acidi aggiunti per ettolitro (hl) assumendo un rendimento del 30% la quantità di iso-alfa-acidi nella birra sarà pari a: 100 x 0.30 = 30 mg/L
UNITA’ DI MISURA DELL’AMARO DELLA BIRRA E DEL LUPPOLO Le unità di misura presenti sono almeno quattro:
Mentre l’AAU e l’HBU sono calcolati moltiplicando il peso del luppolo per il loro contenuto in alfa-acidi, l’IBU e BU includono nel calcolo il tempo di cottura e si riferiscono all’amaro finale della birra La quantità di iso-alfa-acidi nella birra viene espressa in IBU (International Bitterness Units) che corrispondono approssimativamente ai mg/L di iso-alfa-acidi presenti
RESA % BASATA SULLA DENSITA’ DEL MOSTO E SUL TEMPO DI COTTURA
Tenuto conto della tabella precedente l’amaro finale della birra verrà calcolato con la seguente formula: IBU = % U x % alfa-acidi x g luppolo / Litri x 10 Viceversa, a seconda del livello di amaro della birra (IBU) che si vuole ottenere, la quantità di luppolo da utilizzare verrà così calcolata: g luppolo = Litri x IBU x 10 / % U x % alfa-acidi N.b. le percentuali sono espresse come numeri interi (es. 20% = 20) e i Litri indicati sono quelli totali
% DI UTILIZZAZIONE ALFA-ACIDI (J. Rager, Zymurgy, 1990)
Numerosi autori (Rager, Garetz, Mosher, Tinseth, Noonan e Daniels) hanno proposto tabelle diverse per calcolare la resa percentuale del luppolo in funzione della durata del tempo di cottura del mosto (M. L. Hall, Zymurgy, 1997). Queste rese sono talvolta molto discordanti e i metodi suggeriti per calcolare l’amaro della birra non sempre semplici (es. Garetz). Un metodo ancora diffuso grazie alla sua accuratezza e semplicità è quello di J. Rager, che per primo pubblicò nel 1990 un articolo con cui suggeriva il metodo di calcolo
CALCOLO DELL’AMARO DELLA BIRRA E’ possibile applicare due formule (J. Rager, Zymurgy 1990) che consentono, tenuto conto del tempo di cottura, del peso specifico del mosto e del contenuto in alfa-acidi del luppolo, di prevedere quello che sarà l’amaro finale della birra espresso in IBU o la quantità di luppolo da utilizzare per ottenere un certo amaro nella birra. Per calcolare le IBU (circa mg alfa-acidi /L) la formula è la seguente: IBU = (% U x % alfa-acidi x g luppolo / Litri x (1+PSc)) x 1000 Per calcolare invece i grammi di luppolo da usare: g luppolo = Litri x (1+PSc) x IBU x 0.001 / % U x % alfa-acidi Un “aggiustamento” (calcolo di PSc, peso specifico corretto) è necessario con mosti che hanno un peso specifico >1.050 utilizzando la seguente formula: PSc = peso specifico del mosto (PS) – 1.050 / 0.2 (il PSc va calcolato solo se il peso specifico del mosto è > 1.050) Facciamo un esempio…. Quanto luppolo con il 5% di alfa-acidi devo aggiungere per ottenere una birra con 30 IBU considerando un tempo di cottura di 45 minuti (resa del 26.9%) e un volume di mosto di 20 litri? se il peso specifico del mosto è <1.050 il PSc non viene calcolato. Supponiamo comunque che il suo valore sia, ad es. 1.070, in questo caso avremo: PSc = 1.070 – 1.050 / 0.2 = 0.1 sappiamo che la formula per calcolare i grammi di luppolo è: g luppolo = Litri x (1+PSc) x IBU x 0.001 / % U x % alfa-acidi Quindi avremo: g luppolo = 20 x (1 + 0.1) x 30 x 0.001 / 0.269 x 0.05 = 49 Supponiamo ora di avere 25 g di luppolo con l’8% di alfa-acidi. Quale sarà il valore IBU della birra con un tempo di cottura di 60 minuti (resa del 30%) ipotizzando di avere 20 litri di mosto con peso specifico 1.050? sappiamo che la formula per calcolare le IBU è : IBU = (% U x % alfa-acidi x g luppolo / Litri x (1+PSc)) x 1000 Quindi avremo: IBU = (0.3 x 0.08 x 25 / 20 x (1 + 0)) x 1000 = 30
DERIVATI DEL LUPPOLO Il luppolo tal quale presenta alcuni aspetti che ne limitano la praticità d’uso. E’ infatti molto leggero (sacchi di luppolo compresso ed essiccato pesano solo 100-150 kg/mq) e contiene la luppolina che essendo molto appiccicosa rende il prodotto non facilmente manipolabile. Questi aspetti fanno si che il dosaggio automatico del luppolo, ormai molto diffuso nelle grandi birrerie, diventi difficilmente gestibile. I derivati del luppolo consentono di:
Derivati non isomerizzati:
Derivati isomerizzati:
Oli di luppolo:
LE TRE DOMANDE CHE RICORRONO SPESSO….
VALORI IBU DI RIFERIMENTO PER DIVERSE TIPOLOGIE DI BIRRE
LA CONSERVAZIONE DEL LUPPOLO Il luppolo, una volta confezionato, ha tre nemici……..
Il decadimento qualitativo ha inizio nel momento in cui il cono di luppolo viene raccolto e inviato all’essiccamento. I composti che più interessano la birra, cioè gli alfa-acidi e gli oli essenziali, vanno incontro a un più o meno rapido declino a causa dei fattori appena considerati (tempo, temperatura, ossigeno) e in funzione delle caratteristiche varietali. E’ noto infatti che alcune varietà di luppolo sono molto più resistenti di altre durante il periodo di stoccaggio. La velocità di deterioramento del luppolo raddoppia per ogni 15°C di aumento della temperatura. L’aria (ossigeno) provoca l’ossidazione degli alfa-acidi e alcuni di questi prodotti dell’ossidazione presentano un caratteristico odore di formaggio, tipico dei luppoli vecchi. Questi composti inoltre non vengono isomerizzati e non sono amari. Anche gli alfa-acidi subiscono una ossidazione dando origine a dei composti dal sapore amaro che in parte compensano le perdite in alfa-acidi. A parità di condizioni di conservazione alcune varietà di luppolo perdono molti più alfa-acidi di altre. Ogni varietà di luppolo contiene infatti diverse concentrazioni di antiossidanti naturali e presentano anche diverse permeabilità all’aria della membrana che circonda la luppolina. Un test abbastanza comune per valutare la conservabilità del luppolo è la misura del contenuto in alfa-acidi ancora presenti dopo un periodo di 6 mesi a 20°C
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